Il favoloso mondo di Anais |
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venerdì, 26 gennaio 2007 E così è arrivato. Preceduto da mesi di trattative, di voci, di falsi allarmi. E' arrivato con i suoi dentoni da Topo Gigio, con i suoi chili di troppo ed il fardello di un passato di luci ed ombre. Con il fantasma di una maglia nerazzurra, di una finale mondiale nella quale tutto il mondo lo ha guardato senza riconoscerlo, di un talento strabiliante che si è offuscato come la sua stella e che a tratti riemerge, di quando in quando, in fugaci giocate nelle quali riesce ad incantare il pallone come il più abile degli stregoni. Escluso dalla corte di Re Capello, accolto con titubanza, scetticismo e sottile speranza da chi, da mesi ormai, vive sospeso a metà tra il rimpianto di un luminoso passato ed una voglia di guardare avanti, verso nuovi orizzonti. ...... Amo il Milan da sempre, da quando facevo le elementari e Ruud Gullit arrivò in Italia. Il Milan scandisce le mie domeniche, i miei mercoledì di coppa, i miei viaggi a Milano e la mia lettura della Gazzetta dello Sport. Il Milan per me rappresenta la passione, lo spirito liberatorio e primitivo che ti concede di lasciarti andare ad insulti e turpiloqui, ad urla e sgomento e di unire la tua voce a quella di una moltitudine: lo stadio, per me, è un luogo nel quale tutto ti è concesso, a patto di non sconfinare nella violenza. Ti è concesso trasformarti, dare il peggio di te, lasciare che le emozioni si sfoghino liberamente e fluiscano come un fiume in piena dalla tua bocca, dal tuo corpo, dal tuo cuore. Il Milan mi ha regalato momenti indimenticabili: la finale di Champions con il Barcellona e la coppa vinta contro la Juventus, la sconfitta dolorosissima e bruciante contro il Liverpool, il meraviglioso talento di Kakà, di Van Basten, di Savicevic, di Maldini. Giocatori che si sono succeduti, uno dopo l'altro. E se è vero che gli attaccanti, in qualche modo, ti rimangono più nel cuore, ci sono 3 momenti, in particolare, che voglio ricordare. La prima è una sera d'estate, in cui un famosissimo giocatore dà, suo malgrado, l'addio al calcio, per colpa di una stramaledetta cartilagine. Fa il suo ingresso in campo prima della partita del trofeo Berlusconi, lo stadio emette un boato. Lui, solitamente algido, si commuove e saluta. Per tutta la vita lo ricorderò così, giubbotto marrone di pelle scamosciata e jeans, bello come il sole, elegante come una statua. Ricorderò il suo profilo, il saltello e la breve rincorsa prima di ogni rigore. Marco Van Basten. Il secondo momento è la scorsa estate. Un altro attaccante, un altro giocatore al quale ogni milanista deve momenti di grande gioia. Nella mente e nel cuore sono impressi i suoi sorrisi da ragazzo onesto, il suo ultimo rigore che ci ha regalato la nostra ultima champions, la sua espressione corrucciata, le sue braccia levate verso la curva sud. Se ne va, non se ne va? Piange in tribuna a qualche domenica dalla fine del campionato, sa già che vuole andarsene. Vederlo indossare un'altra maglia è devastante, vederlo baciare il blu di quella stessa maglia è roba da farti venire un attacco epilettico: io mi sono quasi strozzata con il Margarita che stavo sorseggiando in un bar dell'isola di Zante. Vorrei tanto che ci fosse ancora. Andriy Shevchenko. Ed infine oggi, in cui per la prima volta ho realizzato che il temuto evento è realmente accaduto. Non voglio chiedermi cosa accadrà, non voglio sapere come andrà a finire. Semplicemente benvenuto. Ronaldo.
Pensieri scritti da AnaisMyskin alle 20:46 |permalink | Commenti
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