Il favoloso mondo di Anais

mercoledì, 29 novembre 2006

Mi sento molto Pablo Neruda stasera..sarà perché la mia giornata lavorativa è stata particolarmente ricca di soddisfazioni personali e professionali, o perché spesso si tende a dimenticare quanto si ama una cosa quando la si ha davanti agli occhi tutti i giorni, fatto sta che stasera mi sento in vena di dedicare un' Ode al Diritto.

Premetto che per me il diritto Vero è il Diritto Civile, in tutte le sue varie interconnessioni (in particolare, il Diritto Commerciale e la Procedura Civile). Niente di personale contro il Penale e l'Amministrativo, solo che il Diritto Civile reca in sé qualcosa di speciale, qualcosa che lo rende un "primus inter pares". Il primo anno di Giurisprudenza, tutti sogniamo di fare i penalisti o i criminologi..il fascino delle figure in questione è indiscutibile: mistero, azione, arringhe all'ultimo respiro, psicologia sottile e drammi di coscienza..come andare esenti da seduzione?

Poi, però, cominci a conoscere il diritto in tutte le sue sfaccettature, tecniche, antropologiche, politiche e sociali. Conosci la legge, conosci la sua ratio, conosci la sua evoluzione o involuzione. Ed è allora che avviene il fatidico incontro con il Diritto Civile. Per me è stata una sorta di folgorazione, letteralmente. E' stato come trovare la chiave per aprire lo scrigno della conoscenza. Solo allora ho capito quanto amassi quello che stavo studiando e che mi accingevo a fare mio per tutta la vita.

Amo il Diritto per il modo con il quale si intesse e si intreccia ad ogni relazione sociale, ad ogni forma di espressione del vivere civile. Lo amo per la sua duttilità ed allo stesso tempo per la sua fermezza, per la sicurezza e la stabilità che reca e per quella magnifica arte che ti consente di scinderlo in una molteplicità di interpretazioni. Amo la sua storia, la sua evoluzione, le sue diverse manifestazioni esteriori. Amo i Codici, le Costituzioni, le Leggi, le sentenze di Corti e Tribunali. Amo il potere che il Diritto racchiude e la sua intrinseca pericolosità, amo i suoi cavilli e le sue regole auree. Ma, più di ogni altra cosa, amo il modo in cui il Diritto vive con noi la nostra vita di tutti i giorni. Quel meraviglioso Professore, al quale devo il giorno in assoluto più bello della mia vita, nella prima lezione del suo corso dice sempre che dal mattino quando ci alziamo fino alla sera in cui andiamo a dormire non facciamo altro che stipulare contratti e transazioni: dai più semplici gesti, come comprare il giornale o prendere un caffé, fino all'attività di lavoro di ognuno.

Ed ha ragione: il diritto è ovunque e si evolve con la società e con i costumi dell'uomo.. caspita, sono veramente ispirata stasera, potrei continuare per ore! Ogni sacrificio, attesa, dubbio e rinuncia è valso mille volte la pena, per arrivare dove sono adesso. E dove, sicuramente, arriverò domani.

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lunedì, 27 novembre 2006

Alla fine di una lunga giornata trascorsa tra avvocati e scartoffie, nella nebbia più fitta ed il freddo più pungente (avvolta in una misera mantella di lana nera), non avrò poi molto da dire, ma decisamente ho bisogno di gratificarmi in qualche modo..la Nutella è finita, i negozi sono chiusi, l'incenso alla cannella e la musica di Loreena Mc Kennitt non sono sufficienti, quindi non rimane altro che contemplare la perfezione..

 

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domenica, 26 novembre 2006

Amore mio, ti sto aspettando.

Quanto è lungo un giorno al buio, o una settimana

il fuoco è spento ormai e io sento un freddo orribile

forse dovrei trascinarmi fuori, ma poi ci sarebbe il sole.

Ho paura che sto sprecando la luce per i dipinti

e per scrivere queste parole.

Moriamo, moriamo

Moriamo ricchi di amanti e di tribù,

di gusti che abbiamo inghiottito,

di corpi che abbiamo penetrato, risalendoli come fiumi,

di paure in cui ci siamo nascosti, come in questa caverna stregata.

Voglio che tutto ciò resti inciso sul mio corpo

Siamo noi i veri paesi

Non le frontiere tracciate sulle mappe, con i nomi di uomini potenti.

Lo so che tornerai e mi porterai fuori di qui

nel palazzo dei venti.

Non ho mai voluto altro che camminare in un luogo simile con te, con gli amici:

una terra senza mappe.

 

-IL PAZIENTE INGLESE-

 

 

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Ho bisogno di giornate come questa per riprendere il contatto con la realtà, per dare pace a me stessa. Per trovare la mia dimensione, sentirmi parte di ciò che mi circonda, placare quell'indefinito senso di inappartenenza e di estraneità che troppo spesso mi fa sentire sola, anche quando sola non sono.

La mia vita mi è sempre andata stretta. Firenze, in particolare, mi è sempre andata stretta. Ho passato anni a sognare di volare via, a fantasticare su quanto grande fosse il mondo al di là dei confini da me conosciuti, su quante inesplorate possibilità mi attendessero, se solo avessi avuto il coraggio di aprire le ali.. per quanto potessi essere soddisfatta dei miei studi, del mio lavoro, della mia vita privata, non è mai stato abbastanza. Mi porto sempre dietro quell'aleggiante e greve sensazione di perdita, di rinuncia. Come se stessi qui, contemplando me stessa e la vita vera mi fluisse accanto, inesorabilmente, con i suoi vortici di occasioni mancate e di esistenze parallele. Avrei potuto vivere milioni di vite, avrei potuto essere milioni di persone diverse. E ci sono dei momenti nei quali questa sensazione non mi lascia pace e mi assale con una tale forza da stringermi la gola come una morsa. In giorni come quelli, la sola persona della quale tollero la compagnia sono io stessa.

Poi ci sono giornate come questa. Una domenica di novembre serena, calda e bellissima. Come una primavera tardiva, senza rondini e peschi in fiore, ma ammantata di giallo e dell'odore di erba bagnata. Una domenica trascorsa a S. Miniato: una cittadina bellissima, un gioiello nel verde, a mangiare tartufo fino a scoppiare. Ed in compagnia di persone che amo moltissimo. Mi sono sentita protetta, mi sono sentita a casa. Ho dimenticato tutto quello che poteva esserci al di là delle mura cittadine, delle torri, delle cime degli alberi. Per un giorno, ho avuto la sensazione di vivere al centro esatto del mondo.

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sabato, 25 novembre 2006

I Lieder..poesie in lingua tedesca, musicate da alcuni dei più grandi musicisti mai vissuti. Una scoperta recentissima per me, grazie alla mia amica e collega Eliane, grande appassionata di musica classica. Un connubio perfetto, per chi, come me, ama la poesia. Oggi ho sognato per ore, ascoltando "Winterreise", accompagnato dalla musica di Schubert...una meraviglia. E questo è uno dei brani più belli in assoluto.

Wasserflut

Manche Trän' aus meinen Augen
Ist gefallen in den Schnee;
Seine kalten Flocken saugen
Durstig ein das heiße Weh.

Wenn die Gräser sprossen wollen
Weht daher ein lauer Wind,
Und das Eis zerspringt in Schollen
Und der weiche Schnee zerrinnt.

Schnee, du weißt von meinem Sehnen,
Sag', wohin doch geht dein Lauf ?
Folge nach nur meinen Tränen,
Nimmt dich bald das Bächlein auf.

Wirst mit ihm die Stadt durchziehen,
Muntre Straßen ein und aus;
Fühlst du meine Tränen glühen,
Da ist meiner Liebsten Haus.

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martedì, 21 novembre 2006

Oggi la mia amica Michela ha inviato via e-mail una presentazione in Power Point sulla caccia alle pelli dei cuccioli di foca. Si riapre la stagione, e Norvegia e Canada sono pronte ad accogliere orde di cacciatori, armati di bastoni e dei loro uncini. Avevo intenzione di postare alcune foto molto esplicite, ma non ce l'ho fatta. Dopo aver visto la presentazione, ho pianto un quarto d'ora e non riesco a togliermi quelle immagini dalla mente. Non che sia la prima volta che le vedo: ogni anno firmo le petizioni contro il governo canadese ed ogni anno assisto agli stessi spettacoli: cuccioli che scappano disperati, sangue sulla neve, uomini non degni di essere definiti tali che infieriscono con i loro bastoni.

E per cosa???? Per la vanità. Si uccide per far indossare pellicce e manicotti, si uccide per le borse e per i portafogli.  Si uccidono cuccioli di foca, volpi, ermellini, conigli, coccodrilli, pitoni, visoni. Si uccide per il gusto di uccidere. Vorrei dedicare un pensiero a tutti quegli stronzi che rimangono indifferenti di fronte a questo scempio, a tutti coloro che ne fanno un passatempo ed uno sport ed a tutte quelle carogne che indossano e sfoggiano pelli e pellicce, noncuranti del fatto di aver sacrificato al Dio della vanità sangue innocente. Attenti. La crudeltà e l'indifferenza sono arti sottili e come tali pericolose. Il male inferto, il male tollerato hanno sempre una ricaduta: sulle coscienze o, in mancanza di coscienza, sulla vita stessa di chi ha l'anima ed il cuore nero come la notte e duro come la pietra.

                         

Pensieri scritti da AnaisMyskin alle 19:29 |
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lunedì, 20 novembre 2006

JE NE SUIS PAS JOLIE, JE SUIS PIRE

Chi mi conosce sa. Saranno le mie origini francesi che si fanno vive e rivendicano con orgoglio la loro, seppur minima, influenza sui miei gusti in fatto di moda. Sarà che tutto ciò che è esteticamente "chiccoso", iperfemminile e "jolie" è stato cucito su misura per me. Sarà che i capi d'abbigliamento di Kookai (ed aggiungerei anche le borse) sono indiscutibilmente perfetti, originali e bellissimi..fatto sta che oggi pomeriggio, presa da un incontrollabile raptus, sono entrata in quel maledetto negozio dal quale so che dovrei tenermi ben lontana ed ho comprato due maglioncini spettacolari!! Sapete quelle cose per le quali basta uno sguardo e già ve le vedete indosso, con il vostro nome scritto sopra? Ecco, appunto. Adesso per almeno una settimana sarò in pace con me stessa. E speriamo che da stasera venga un freddo siberiano su Firenze, perché uno dei due è di angora grigia...! 

Pensieri scritti da AnaisMyskin alle 17:58 |
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domenica, 19 novembre 2006

Robert Dwyer Joyce - The wind that shakes the barley

"Twas hard for mournful words to frame

To break the ties that bound us,

Ah but harder still to bear the shame

Of foreign chains around us.

And so I said: the mountain glen

I'll seek at morning early

And join the brave united men

While soft winds shake the barley."

 

 

Pensieri scritti da AnaisMyskin alle 16:44 |
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L'avevo detto..quando qualcosa mi appassiona non riesco a smettere di parlarne, neanche per un minuto. Questo blog nasce proprio dal mio bisogno di urlare al mondo quello che si agita dentro di me, quando l'intensità dei pensieri è tale da rendermi impossibile trattenerla. Ed io, come dicevo a Domina Signorum in chat poco fa, sono così felice e sollevata che questo accada: è come ritrovarsi e riconoscersi, anche se lo specchio ti restituisce un'immagine che non ti assomiglia più. Questa sono io, eternamente sospesa tra la dimensione concreta della vita ed un'interiorità troppo forte per poter essere relegata ad un'esistenza subalterna. I pensieri, le riflessioni, le idee, la mente hanno sempre dominato la mia vita. Adesso sono presa dal quotidiano, dal lavoro, dagli impegni, non posso più negare di essere cresciuta e di aver assunto il ruolo di una donna. I libri, i fogli di carta sparsi sulla scrivania, le poesie lette a lume di candela, le conversazioni interminabili sulla politica, la filosofia, il senso della vita e le ore a sognare ad occhi aperti dentro una chiesa, seduta davanti alla finestra appartengono al passato, non scandiscono più le mie giornate. Ma, di quando in quando, mi basta vedere un film per sentire montare dentro di me una marea di calde e familiari sensazioni, che chiedono solo di farsi ascoltare, di fluire in ogni fibra del mio essere: è stato facile, è bastato aprire una porta e lasciarsi sopraffare. I cardini non si sono mai arrugginiti. E' stato confortante, e sconvolgente, e semplicemente meraviglioso. Grazie ed ancora grazie Ken Loach. Bentornata a casa, Anais.

Pensieri scritti da AnaisMyskin alle 16:20 |
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venerdì, 17 novembre 2006

Entra ROMEO

ROMEO -
Si ride delle cicatrici altrui
chi non ebbe a soffrir giammai ferita...

GIULIETTA appare a una finestra

Oh, quale luce vedo sprigionarsi
lassù, dal vano di quella finestra?
È l'oriente, lassù, e Giulietta è il sole!
Sorgi, bel sole, e l'invidiosa luna
già pallida di rabbia ed ammalata
uccidi, perché tu, che sei sua ancella,
sei di gran lunga di lei più splendente.
Non restare sua ancella, se invidiosa
essa è di te; la verginal sua veste
s'è fatta ormai d'un color verde scialbo
e non l'indossano altre che le sciocche.
Gettala via!... Oh, sì, è la mia donna,
l'amore mio. Ah, s'ella lo sapesse!
Ella mi parla, senza dir parola.
Come mai?... È il suo occhio
che mi discorre, ed io risponderò.
Oh, ma che sto dicendo... Presuntuoso
ch'io sono! Non è a me, ch'ella discorre.
Due luminose stelle,
tra le più fulgide del firmamento
avendo da sbrigar qualcosa altrove,
si son partite dalle loro sfere
e han pregato i suoi occhi di brillarvi
fino al loro ritorno... E se quegli occhi
fossero invece al posto delle stelle,
e quelle stelle infisse alla sua fronte?
Allora sì, la luce del suo viso
farebbe impallidire quelle stelle,
come il sole la luce d'una lampada;
e tanto brillerebbero i suoi occhi
su pei campi del cielo, che gli uccelli
si metterebbero tutti a cantare
credendo fosse finita la notte.
Guarda com'ella poggia la sua gota
a quella mano... Un guanto vorrei essere,
su quella mano, e toccar quella guancia!


Pensieri scritti da AnaisMyskin alle 17:20 |
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