Il favoloso mondo di Anais

domenica, 14 ottobre 2007

Desiderata ed attesa per 28 lunghi anni...un primato davvero notevole, per essere solo un'auto! E poi, è bastato entrare in una concessionaria, vederla, provarla e... era proprio lei. Nera, elegante, femminile, bellissima, la mia Lancia Y. Io e lei insieme facciamo davvero un figurone quando andiamo in giro.. mi è bastato rivedere la foto e mi è tornata voglia di guidarla! Quasi quasi vado a farci un giretto ;)

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martedì, 07 agosto 2007

O io o la casa: non possiamo essere entrambe belle...

Dopo mesi e mesi di silenzio e di viaggio introspettivo alla scoperta di me stessa, mi ero ripromessa di tornare qua e scrivere solo cose davvero profonde ed interessanti. Solo che la giornata di oggi è stata come la clamorosa realizzazione di una profezia che mia madre predica e declama da quando ho l'età della ragione e..una profezia che si avvera merita un attimo di riflessione! E' cominciata la tanto attesa maratona delle pulizie nel mio appartamento nuovo di zecca. Sono partita, in verità, armata delle migliori intenzioni, ed anche animata da un certo entusiasmo: tenuta rosa/nera, stile maglia del Palermo, fascia in tinta tra i capelli, strofinacci, prodotti x l'igiene della casa di tutte le varietà e profumazioni, guanti e scarpe comode (io che indosso scarpe comode..che evento singolare...). Bilancio del secondo giorno: 4 unghie malamente spezzate alla radice, delle quali una troncata a metà in modo impressionante; un graffio lungo la coscia destra, che mi sono procurata grazie allo spigolo della controfinestra di camera; il polso della mano destra gonfio come un salsicciotto (il che la dice molto lunga su quanto sia abituata ai lavori manuali); e, novità dell'ultima ora, un gomito dolorante e impreziosito da un ematoma di imprecisato colore, frutto di una mia scivolata in bagno! Mia madre, scherzosamente, qualche mese fa mi aveva regalato un quadretto da appendere in cucina con su scritto: "o io o la casa: non possiamo essere entrambe belle". Che avesse davvero ragione????!!!!!

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sabato, 28 luglio 2007

"NON SPRECARE LACRIME NUOVE PER VECCHI DOLORI"

Non c'è bisogno che aggiunga altro, certe frasi sono nate perfette. Una sola espressione, poche sillabe accostate l'una all'altra..ed una sola frase è capace di racchiudere il senso della vita di un uomo. Euripide non poteva saperlo, ma leggere questa frase è stato un pò come chiudere il cerchio per me: queste poche parole spiegano la mia lunga assenza, e l'inatteso ritorno. E spiegano perché con ogni probabilità la nuova Anais assomiglia alla precedente, ma non si identifica più con lei. Queste parole parlano di me. E della mia rinnovata consapevolezza.

Riparto da qui: dal 28 Luglio, da un sabato qualunque, sola a casa con il condizionatore acceso ed il succo di frutta a portata di mano. Dal giorno del compleanno di mio fratello, il giorno in cui sono entrata definitivamente in possesso dell'appartamento nel quale andrò a vivere con Leo a Settembre. Riparto da questo presente fatto di giornate vissute sul filo di una serenità intessuta di un equilibrio sottile e forse mai così intenso, da questa stanza piena di scatoloni di libri e vecchie foto..in questo momento la mia vita sembra un film...parto da qui perché dopo tanto, tanto, troppo tempo stasera ho veramente voglia di sorridere.

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domenica, 11 febbraio 2007



M'è parso inoltre d'udire una voce
che mi gridava: "Più non dormirai!"
Macbeth ha ucciso il sonno;
è l'assassino del sonno innocente,
il sonno che ravvia, sbroglia, dipana
l'arruffata matassa degli affanni,
ch'è morte della vita d'ogni giorno,
è lavacro d'ogni affannosa cura,
balsamo d'ogni ferita dell'animo,
secondo piatto nella grande mensa
della Natura, nutrimento principe
al banchetto dell'esistenza umana.

Una serata bellissima, quella di venerdì, sublimata dalla compagnia di persone splendide e scandita dai versi di Shakespeare. Emozioni che ti scorrono sotto la pelle, parole che ti scuotono..Macbeth, in questo breve monologo rivolto alla moglie, subito dopo l'uccisione di Duncan, riassume l'essenza stessa della tragedia. Parole semplici, declamate con un tono di voce così carico di rimorso, così straziante da farti venire la pelle d'oca, quasi la sua amarezza potesse essere contagiosa e la sua colpa una coppa carica di veleno troppo vicina alla tue labbra, al tuo cuore. In questi ultimi mesi sto riscoprendo passioni sopite, a lungo trascurate..solo per scoprire, con stupore ed immensa gioia, di amarle come e più tenacemente di prima.

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venerdì, 09 febbraio 2007

Con chi sta fermo il tempo? Con gli uomini di legge quando sono in ferie, perché essi dormono fra un'udienza e l'altra, e non s'accorgono che il tempo si muove.                - W. Shakespeare -

Chissà se il tempo si è fermato oggi, mentre me ne sto qui a casa, tra un thé caldo, uno spesso strato di felpe e sciarpe, montagne di Kleenex e medicine,  a cercare di guarire da un'infreddatura senza precedenti... e tutto questo, guarda un pò la coincidenza, proprio per cercare di essere in forma questa sera, dato che andrò a teatro a vedere il Macbeth di Shakespeare..

 

 

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giovedì, 01 febbraio 2007

Ho aspettato un mese per scrivere questo post. Avrei aspettato ancora un pò, se non fosse per il fatto che stasera mi sento come se il mondo fosse un'oasi di pace e mi ruotasse attorno come un satellite.

Una persona alla quale tengo molto ha definito questo blog "paraculo". Perché parlo di poesia, di musica, di Colin Farrell, gioco con le parole ed i colori pastello, ma in fondo non dico mai niente di me stessa. Almeno, niente che abbia veramente a che fare con la mia vita reale. Ha ragione lui, naturalmente. La sola persona che non asseconda mai la mia natura viziata e capisce che sono molto meno delicata e fragile di quanto sembri e, dunque, qualche schiaffo in piena faccia posso pure prenderlo, di tanto in tanto.

Così, stasera parlo di me. E dedico questo post a me stessa.

Lo dedico a questa ragazza che sta inesorabilmente diventando donna e dopo anni di ricerca affannata ed a tratti disperata ha finalmente riscoperto la propria natura e sta tornando ad indossare la sua stessa pelle, ma con uno spirito diverso, più consapevole, più maturo.

Lo dedico a questi 12 mesi di aspettativa, ostinata tenacia, lotta e coraggio. Alle mie scelte laceranti delle quali adesso sorrido, come se mai mi fossero appartenute, ai miei pianti sconsolati ed inferociti, alla mia frustrazione ed alle notti insonni, a quel senso di abbandono ma mai di sconfitta.

Ma soprattutto lo dedico a tutte le soddisfazioni che mi sono presa, a tutto quello che ho dimostrato, prima a me stessa e poi al resto del mondo, alla rinnovata consapevolezza ed alla lucida determinazione, alla mia voglia di arrivare lontano. Alla certezza che tutti i grandi ed ambiziosi progetti che ho per me stessa sono lì davanti a me e li raggiungerò. Lo dedico a chi mi ha capito e sostenuto ed a chi mi ha remato contro e biasimato le mie scelte. 

Questo post è per me. Questa vittoria è mia, solo mia. L'ho cercata, l'ho perseguita, l'ho voluta con tutta me stessa. E' stato solo il primo passo, ma è stato come scalare una montagna a mani nude. Brava Anais. Brava. Un portale si è spalancato sul mio futuro e dovunque volga lo sguardo non vedo altro che orizzonti da raggiungere. E solo io posso sapere quanto sia dolce e tremendamente meraviglioso poter riscoprire la voglia e l'audacia di sentirsi invincibili.

 

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venerdì, 26 gennaio 2007

E così è arrivato. Preceduto da mesi di trattative, di voci, di falsi allarmi. E' arrivato con i suoi dentoni da Topo Gigio, con i suoi chili di troppo ed il fardello di un passato di luci ed ombre. Con il fantasma di una maglia nerazzurra, di una finale mondiale nella quale tutto il mondo lo ha guardato senza riconoscerlo, di un talento strabiliante che si è offuscato come la sua stella e che a tratti riemerge, di quando in quando, in fugaci giocate nelle quali riesce ad incantare il pallone come il più abile degli stregoni. Escluso dalla corte di Re Capello, accolto con titubanza, scetticismo e sottile speranza da chi, da mesi ormai, vive sospeso a metà tra il rimpianto di un luminoso passato ed una voglia di guardare avanti, verso nuovi orizzonti. ......

Amo il Milan da sempre, da quando facevo le elementari e Ruud Gullit arrivò in Italia. Il Milan scandisce le mie domeniche, i miei mercoledì di coppa, i miei viaggi a Milano e la mia lettura della Gazzetta dello Sport. Il Milan per me rappresenta la passione, lo spirito liberatorio e primitivo che ti concede di lasciarti andare ad insulti e turpiloqui, ad urla e sgomento e di unire la tua voce a quella di una moltitudine: lo stadio, per me, è un luogo nel quale tutto ti è concesso, a patto di non sconfinare nella violenza. Ti è concesso trasformarti, dare il peggio di te, lasciare che le emozioni si sfoghino liberamente e fluiscano come un fiume in piena dalla tua bocca, dal tuo corpo, dal tuo cuore. Il Milan mi ha regalato momenti indimenticabili: la finale di Champions con il Barcellona e la coppa vinta contro la Juventus, la sconfitta dolorosissima e bruciante contro il Liverpool, il meraviglioso talento di Kakà, di Van Basten, di Savicevic, di Maldini. Giocatori che si sono succeduti, uno dopo l'altro. E se è vero che gli attaccanti, in qualche modo, ti rimangono più nel cuore, ci sono 3 momenti, in particolare, che voglio ricordare.

La prima è una sera d'estate, in cui un famosissimo giocatore dà, suo malgrado, l'addio al calcio, per colpa di una stramaledetta cartilagine. Fa il suo ingresso in campo prima della partita del trofeo Berlusconi, lo stadio emette un boato. Lui, solitamente algido, si commuove e saluta. Per tutta la vita lo ricorderò così, giubbotto marrone di pelle scamosciata e jeans, bello come il sole, elegante come una statua. Ricorderò il suo profilo, il saltello e la breve rincorsa prima di ogni rigore. Marco Van Basten.

Il secondo momento è la scorsa estate. Un altro attaccante, un altro giocatore al quale ogni milanista deve momenti di grande gioia. Nella mente e nel cuore sono impressi i suoi sorrisi da ragazzo onesto, il suo ultimo rigore che ci ha regalato la nostra ultima champions, la sua espressione corrucciata, le sue braccia levate verso la curva sud. Se ne va, non se ne va? Piange in tribuna a qualche domenica dalla fine del campionato, sa già che vuole andarsene. Vederlo indossare un'altra maglia è devastante, vederlo baciare il blu di quella stessa maglia è roba da farti venire un attacco epilettico: io mi sono quasi strozzata con il Margarita che stavo sorseggiando in un bar dell'isola di Zante. Vorrei tanto che ci fosse ancora. Andriy Shevchenko.

Ed infine oggi, in cui per la prima volta ho realizzato che il temuto evento è realmente accaduto. Non voglio chiedermi cosa accadrà, non voglio sapere come andrà a finire. Semplicemente benvenuto. Ronaldo.

 

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lunedì, 22 gennaio 2007

 

Signore e signori: la foto che mi ha fatto perdere la testa per Colin Farrell.

E' comiciato tutto così, in un giorno qualunque, mentre me stavo sfogliando noiosamente il mio Vanity Fair settimanale. Mi sono imbattuta improvvisamente in questo semi sconosciuto che se ne stava lì, nei verdi ed umidi prati d'Irlanda, a posare per chissà quale fotografo armato della sua aria scanzonata, del suo basco da irlandese trapiantato nel Nuovo Mondo, dei suoi gioielli vistosi ed a poco prezzo. Non potrei trovare un difetto in questa immagine neanche se la fissassi una vita intera. E non basterebbe una vita intera per farmi stancare di osservarla. Non è il suo photoshoot migliore, di certo non è la foto nella quale appare più bello, sexy, interessante o chissà cosa. Ma questa è la foto che racchiude l'essenza di Colin Farrell, quello che lo rende bello ed affascinante in modo anticonvenzionale. Certe cose non hanno necessariamente un perché: te le senti sulla pelle, nello stomaco. Le percepisci e basta e sai che ti appartengono. La passione per un attore non è parte della tua vita, non è una cosa di somma importanza, non aggiunge né toglie niente a quello che sei. Eppure, in un un modo inspiegabile, questa foto parla anche di me, rappresenta una parte di me. E' quello che provi, credo, quando la ragione ti abbandona ma ogni fibra del tuo essere ti chiede di chiudere gli occhi e fidarti dell'istinto. Io non so perché questa foto mi disarmi e mi attragga così tanto: non ne scorgo il motivo e non mi affanno a cercarlo. Mi fido di me stessa. E lascio che le mie sensazioni mi sospingano verso orizzonti che io nemmeno conosco, anche se sono da sempre dentro di me.

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domenica, 21 gennaio 2007

Raramente accade che un libro che ti ha entusiasmato, commosso, affascinato, sconvolto ed ammaliato riesca a darti le stesse emozioni, una volta trasposto in una sceneggiatura cinematografica o una pièce teatrale. Il Vangelo secondo Gesù Cristo è un libro meraviglioso. E' ricco di filosofia e pensiero ed è scritto in modo supremo. Non una sola parola è lasciata al caso, neanche il più insignificante aggettivo. E' un libro che esprime concetti di una violenza e di una provocazione sconvolgente, che ti graffia l'anima e ti inchioda ad ogni pagina, che si insinua nella tua coscienza e nella sicura consapevolezza della roccaforte delle tue convinzioni e ti lascia a bocca aperta, stravolto, muto ed inconsapevole. Ho amato quel libro con tutta me stessa, con una forza tale da ricordare a memoria brani interi e riconoscere la sua simbologia ovunque.

E venerdì scorso sono andata a teatro, a vederne la rappresentazione. Il Fabbricone di Prato è un luogo affascinante, per la sua anticonvenzionalità ed il suo essere così spoglio e privo di orpelli stilistici, come se fosse un rinnegato a cui siano stati negati i tradizionali onori di stucchi dorati e velluti rossi. Come scenografia, una passerella di legno e qualche asta alle estremità, al centro esatto di una platea divisa in due parti. Quattro attori, un testo e pochi costumi di scena. Teatro sperimentale, così viene chiamato. E a me questa forma di teatro è entrata dentro come corrente elettrica. Gli attori erano bravissimi, creavano la scenografia con le loro mani: tutto era in divenire, tutto si accompagnava alle parole del testo, tutto simboleggiava perfettamente un muto messaggio. Aste di legno che divenivano croci, pezzi di pane e piccole fiaccole, semplici sandali e poveri mantelli. La scena del sacrificio al tempio è stata una delle cose più emozionanti che io abbia mai visto a teatro: le voci, gli odori, le atmosfere erano così evocative ed intense da trarti in inganno e farti credere di essere veramente lì. Un capolavoro...sarei rimasta seduta per ore ad ascoltare ed assorbire. Questo è ciò che io considero vera Arte ed è esattamente quello per cui vale la pena leggere ed andare a teatro.

Un epilogo ideale e sublime, per una serata cominciata sotto i migliori auspici: una serenata al chiaro di luna, davanti ad un pezzo di pizza..

Foto di scena

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lunedì, 15 gennaio 2007

Eccomi qua..giorni e giorni di silenzio, avvenimenti che mi hanno cambiato la vita che si sono susseguiti nelle ultime settimane ed io che me ne resto lì in contemplazione, senza parlarne, senza soffermarmi a pensare..forse per paura che tutto svanisca, come per incanto.

Rompo il silenzio non per parlare di me, della mia vita, di quello che mi sta succedendo. Ci sarà tempo per quello, c'è sempre tempo per se stessi. I cambiamenti, le grandi vittorie, le svolte devono essere "metabolizzate", assorbite, assaporate e succhiate fino al midollo, prima di darle in pasto agli altri. Per il momento, il mio tripudio è soltanto MIO.

Quello di cui invece ho voglia di parlare, ed il mio amatissimo Colin Farrell non me ne voglia, è l'ultimo film di 007, Casino Royale. Ed in particolare, di come i due protagonisti siano stati capaci di incarnare, all'unisono, la mia idea di fascino, sensualità e bellezza.

Partiamo da Eva Green. Se io fossi un uomo, lei sarebbe il mio Colin Farrell. E' semplicemente splendida, non trovo altri aggettivi per definirla. Ha una bellezza conturbante, ma non volgare, un fascino fuori dal tempo, dallo spazio, dal make up e dall'abbigliamento. I suoi occhi non sono semplicemente di un bel verde intenso: occhi come i suoi possono essere più ipnotici e letali di un veleno. E' elegante, raffinata, ha una bocca perfetta ed un sorriso che sa essere ingenuo e glaciale..in una prossima vita, farò di tutto per rinascere in un corpo come il suo..!

Quanto a Daniel Craig..parto dicendo che le sue sortite dall'azzurro mare tropicale, vestito di un micro attillatissimo short underwear hanno deliziato più di una persona in sala. Ma al di là di muscoli scolpiti e cerulei occhi di ghiaccio, lui riassume alcune delle caratteristiche che, nella mia personale visione del mondo, ogni uomo dovrebbe possedere: le sue spalle e le sue braccia sono assolutamente perfette. Un tripudio di sensualità. In una scena, se ne sta seduto sotto la doccia, con l'acqua che gli scorre sui vestiti e la sua camicia bianca inamidata appiccicata addosso come una seconda pelle...mai viste spalle altrettanto belle. Essere circondata da braccia come quelle di Daniel Craig deve regalare momenti sublimi, ne sono più che certa. E poi la sua espressione, i tratti del suo viso: forti, come scolpiti nella pietra, duri fin quasi alla cattiveria..potrebbe averlo scolpito Michelangelo in persona, liberandolo da una crisalide di bianco, puro, granitico marmo..

Qualcuno che conosco sostiene che gli uomini per i quali perdo la testa assomigliano a dei veri e propri gorilla..vorrà dire che una di queste sere indosserò un bell'abito di seta bianca, salirò su uno dei palazzi più alti di Firenze e me ne rimarrò in attesa, sotto la luna.....chissà che un King Kong non rischi la sua stessa vita per venire a salvarmi...

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